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Normativa sulla pausa pranzo: cosa spetta ai dipendenti

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Normativa sulla pausa pranzo: cosa spetta ai dipendenti

Qual è la normativa sulla pausa pranzo? La pausa pranzo spetta a tutti i lavoratori full time, ma il pranzo aziendale è un benefit che l’azienda può scegliere se concedere o meno. Ecco quali sono i diritti dei dipendenti 

La legge italiana stabilisce che i lavoratori hanno diritto alla pausa pranzo in tutti i casi in cui l’orario di lavoro superi le 6 ore giornaliere. 

Durante l’attività lavorativa infatti, al lavoratore spetta un periodo di riposo che viene generalmente concesso con la pausa pranzo: questo periodo è ritenuto indispensabile per mantenere alte le prestazioni sul lavoro e tutelare il benessere e la salute dei lavoratori, ecco perché è obbligatorio per legge. 

Dei benefici della pausa pranzo, se spesa nel modo giusto, abbiamo già parlato in questo articolo del nostro blog che ti consigliamo di leggere.

La normativa sulla pausa pranzo

Il dlgs n. 66/2003 individua la pausa pranzo come un diritto che spetta a tutti i lavoratori con un contratto full time, che prevede cioè un orario di lavoro giornaliero di oltre 6 ore consequenziali e diventa obbligatoria dopo 6 ore di lavoro. Questo significa che un dipendente non può lavorare per più di 6 ore di fila senza prendere una pausa per il pranzo. 

Quanto deve durare la pausa pranzo?

Il decreto non si pronuncia in merito: spetta quindi al datore di lavoro stabilire la durata della pausa pranzo a seconda delle esigenze produttive e organizzative dell’azienda. Generalmente la durata della pausa pranzo oscilla tra la mezz’ora per gli operai che lavorano nella produzione e l’ora dei lavoratori con mansioni impiegatizie e non supera mai le due ore. 

La pausa pranzo è retribuita?

Pur essendo inserita all’interno della giornata lavorativa, la pausa pranzo non è considerata un periodo di lavoro effettivo e quindi non viene retribuita. 

Il datore di lavoro però può scegliere di riconoscere ai propri dipendenti un indennizzo per il pranzo, pagando un importo giornaliero per il pranzo dei lavoratori, in diversi modi: 

  • Tramite indennità in busta paga
  • Tramite buoni pasto cartacei o elettronici
  • Tramite mensa aziendale interna o mensa aziendale diffusa

L’ammontare dell’indennizzo per il pranzo, così come le modalità di erogazione, sono stabilite dall’azienda, ma è indiscusso che alcune soluzioni siano più vantaggiose di altre, sia per i lavoratori sia per l’azienda. 

Benefit per la pausa pranzo: la mensa aziendale è il migliore

Secondo un’indagine condotta da Nomisma per l’Osservatorio Buona Pausa Pranzo di CIRFOOD, i lavoratori preferiscono di gran lunga la mensa aziendale, interna o diffusa, cioè affidata ad una rete di ristoranti convenzionati: ben 7 intervistati su 10 si sono detti soddisfatti del servizio di ristorazione aziendale, questo perché permette di consumare ogni giorno un pasto sano, di qualità, cucinato al momento e senza spese aggiuntive a carico del lavoratore, perché il pasto viene offerto dall’azienda. 

Inoltre, a differenza dell’indennità in busta paga e dei buoni pasto, il servizio di mensa aziendale non va a costituire reddito da lavoro dipendente: questo significa che né il dipendente né l’azienda sono tenuti al pagamento di imposte su questo benefit, che risulta quindi 100% esentasse.

Ovviamente non tutte le aziende possono permettersi di allestire e mantenere una mensa aziendale interna: in tal caso la mensa aziendale diffusa rappresenta l’alternativa migliore a indennità in busta paga e buoni pasto, perché permette di abbattere i costi di una mensa aziendale interna mantenendone però intatti tutti i vantaggi. 

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Published On: 7 Maggio 2020Categorie: Dipendentitag = , ,

About the Author: Giuliana Gugliotti

Giornalista, blogger e social media manager freelance. Aiuto aziende e professionisti a raccontare la loro storia e a costruirsi un’identità vincente sul web.