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Qualità dell’offerta scadente e prezzi più alti: sono questi i risultati della “guerra” sui buoni pasto. Per fortuna, esiste un’alternativa per ristoratori e aziende

I ticket restaurant sono da sempre materia controversa sia per i governi sia per le aziende che li erogano, ma soprattutto per i ristoratori: non è un mistero infatti che i buoni pasto siano soggetti a pesanti tassazioni per tutti, soprattutto per l’anello finale della catena, ovvero i titolari di ristoranti ed esercizi commerciali che li accettano, ai quali tocca vedersi decurtare buona parte dell’incasso che va via in tasse. 

Ticket Restaurant: un affare che non conviene a nessuno 

Se sei un ristoratore lo sai bene: secondo la FIPE – Federazione Italiana Pubblici Esercizi, il 30% dell’importo incassato con i buoni pasto da parte degli esercenti se ne va in commissioni: questo significa che su 10mila euro di guadagno lordo un ristoratore ne incassa 7mila netti, essendo obbligato a versarne 3mila di tasse.

Una cifra troppo alta, quella della decurtazione, che ha provocato negli anni non poca agitazione nel comparto e una protesta ufficiale, riassunta in questo comunicato da parte delle associazioni di categoria, le quali a febbraio 2020 hanno denunciato la situazione al Ministero dello Sviluppo Economico e del Lavoro, minacciando di rifiutare il pagamento con i buoni pasto. 

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Ma perché le commissioni sono così alte?

La motivazione principale sarebbe da rintracciarsi in una spietata guerra al ribasso tra le società emettitrici dei buoni che, per aggiudicarsi l’appalto pubblico, praticano “sconti” non sostenibili al Governo, fino al 20%, rifacendosi poi sugli attori finali della filiera, ovvero i ristoratori.

Una situazione non sostenibile soprattutto per quelle piccole e medie imprese del settore che lavorano principalmente durante la pausa pranzo, avendo come target principale un pubblico di clienti fatto di dipendenti delle aziende.

Quali alternative per i ristoratori?

Le possibilità, purtroppo, non sono molte. 

Quando riescono a sopravvivere, i ristoratori sono costretti ad alzare i prezzi o, in alternativa, a tagliare su altri costi, come quelli legati all’acquisto delle materie prime ed alla preparazione di alimenti e pasti: con il risultato di un’offerta al pubblico sempre più costosa o scadente, che non giova a nessuno, né ai consumatori né tantomeno agli esercenti, che presto o tardi finiscono per essere penalizzati da una clientela sempre più sporadica, che preferisce rivolgersi altrove. 

Per fortuna esiste un modo per bypassare completamente il sistema dei buoni pasto e continuare ad offrire ai propri clienti un pasto di qualità ad un prezzo ragionevole, senza dover versare il 30% in tasse: l’alternativa si chiama mensa diffusa e ne abbiamo parlato in questo articolo che ti consigliamo di leggere. 

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