Garantire il pasto aziendale ai lavoratori bypassando il sistema dei buoni pasto è possibile: ecco le alternative più vantaggiose

I buoni pasto rappresentano un costo aziendale non indifferente: oltre all’importo netto giornaliero che l’azienda decide di offrire a ciascun dipendente per il pranzo aziendale, bisogna tenere conto delle tasse e imposte che questa è tenuta a versare per corrispondere tale servizio di welfare ai lavoratori.

Molto dipende dall’importo giornaliero che il datore di lavoro intende corrispondere ai propri dipendenti per il pasto aziendale: vediamo insieme qual è la soluzione più conveniente in base al parametro fondamentale del valore giornaliero del pasto.

Buoni pasto da 4 a 8 euro: quali sono i costi per le aziende?

Come sappiamo, la Finanziaria 2020 ha modificato le soglie di deducibilità dei buoni pasto, abbassando quella dei buoni pasto cartacei ed aumentando quella dei buoni pasto elettronici. L’obiettivo è quello di favorire l’utilizzo di questi ultimi nell’ottica di una più ampia digitalizzazione dei pagamenti.

In particolare, la soglia di deducibilità per i buoni pasto cartacei è ora fissata a 4 euro, quella per i buoni elettronici è stata alzata a 8 euro.

Questo significa che:

  • Per le aziende, oramai pochissime, che corrispondono buoni pasto di un importo pari o inferiore a 4 euro al giorno non cambia molto: possono continuare a scegliere liberamente tra formato cartaceo ed elettronico, senza incorrere in una maggiorazione delle imposte;
  • Per le aziende che corrispondono buoni pasto di un importo compreso tra i 4 e gli 8 euro, la scelta dei buoni pasto elettronici diventa sicuramente più conveniente: al di sopra dei 4 euro infatti, i buoni in formato cartaceo vanno a costituire reddito da lavoro dipendente su cui l’azienda è tenuta a pagare le tasse;
  • Per le aziende che corrispondono buoni pasto di un importo superiore, anche di poco, agli 8 euro, la scelta dei buoni pasto si rivela altamente sconveniente: anche un buono pasto di importo poco superiore, per esempio di 10 euro al giorno, costa all’azienda 1,23 euro in più (quindi 11,23€).

La tua azienda sta fornendo ai suoi dipendenti buoni di un valore superiore ad 8€?

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Esiste un’alternativa ai buoni pasto?

Non è difficile intuire, anche senza calcolatrice alla mano, che moltiplicando questa cifra per il numero totale di dipendenti e per il numero di giorni all’anno in cui hanno diritto al buono pasto, le spese aggiuntive vanno a lievitare sensibilmente.

Qui puoi trovare un approfondimento che simula le differenze in termini di costi aziendali.

La buona notizia è che un’alternativa ai buoni pasto più economica e conveniente rispetto all’introduzione di una mensa interna e all’indennità in busta paga esiste: si chiama mensa diffusa, e permette ai datori di lavoro di azzerare le spese aggiuntive che ora sono tenuti a coprire per pagare il pranzo aziendale ai propri dipendenti.

Il servizio di mensa diffusa consiste in un’app che i lavoratori possono utilizzare per “pagare” il loro pranzo presso un ristorante o un esercizio commerciale che fa parte di una rete convenzionata: ne abbiamo parlato approfonditamente, elencando tutti i vantaggi della mensa diffusa, in questo articolo che ti consigliamo di leggere.

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