La pausa pranzo è stata un’importante conquista nella storia del welfare aziendale e continua ad essere particolarmente rilevante per il benessere e la soddisfazione generale dei lavoratori di piccole e grandi imprese. 

La somministrazione del pranzo ai propri dipendenti rientra nell’ambito della normale governance aziendale e rappresenta uno dei principali e più diffusi benefit per i dipendenti.

Ma quali sono le alternative previste dalla legge per la pausa pranzo? E come vengono trattate fiscalmente? 

NORMATIVA E TRATTAMENTO FISCALE

La disciplina della pausa pranzo aziendale è regolata dall’articolo 51 del Tuir e prevede diverse tipologie e relativi trattamenti fiscali.

Da un punto di vista operativo, esistono diverse fattispecie di somministrazione della pausa pranzo aziendale:

1) somministrazione diretta del pasto;

2) gestione diretta o tramite terzi di una mensa aziendale;

3) stipula di convenzioni con pubblici esercizi per la fornitura del pasto;

2) prestazione di servizi sostitutivi di mense aziendali (ticket restaurant);

3) indennità sostitutiva di mensa.

L’articolo 51, comma 2, lett. c) del DPR n.917/86 (Tuir), precisamente, individua tra quelle che non concorrono alla formazione del reddito di lavoro dipendente:

“le somministrazioni di vitto da parte del datore di lavoro nonché quelle in mense organizzate direttamente dal datore di lavoro o gestite da terzi; le prestazioni sostitutive delle somministrazioni di vitto fino all’importo complessivo giornaliero di euro 4, aumentato a euro 8 nel caso in cui le stesse siano rese in forma elettronica; le indennità sostitutive delle somministrazioni di vitto corrisposte agli addetti ai cantieri edili, ad altre strutture lavorative a carattere temporaneo o ad unità produttive ubicate in zone dove manchino strutture o servizi di ristorazione fino all’importo complessivo giornaliero di euro 5,29”.

Scegliere una fattispecie piuttosto che un’altra comporta sostanziali differenze da un punto di vista gestionale, amministrativo e soprattutto fiscale. E’ importante ricordare, inoltre, che il datore di lavoro può scegliere di adottare contemporaneamente più sistemi, a condizione che la prestazione in questione interessi la generalità dei lavoratori o categorie omogenee di essi. 

MENSA AZIENDALE 

Nel caso in cui l’azienda decida di fornire direttamente il pasto o, comunque, di gestire direttamente o tramite terzi il servizio di mensa, i costi sostenuti non concorreranno alla formazione del reddito per il lavoratore dipendente, e per l’impresa i costi saranno completamente deducibili, senza la presenza di una soglia massima di deducibilità. Anche l’IVA sarà detraibile. 

CONVENZIONI CON PUBBLICI ESERCIZI O “MENSA DIFFUSA”

La circolare n.326/97 del Ministero delle Finanze ha specificato che le convenzioni con i pubblici esercizi per la fornitura del pasto rientrano tra le prestazioni di vitto e mense aziendali. Di conseguenza, questa modalità di organizzazione della pausa pranzo viene equiparata alla fattispecie della mensa aziendale e ne garantisce, quindi, lo stesso trattamento fiscale. 

Come funziona la mensa diffusa?

Grazie alla mensa diffusa i lavoratori dipendenti possono pranzare in ristoranti, tavole calde ed esercizi commerciali convenzionati, pagando il pasto con l’app PerPranzo o card dotate di badge. La nostra app, così come il badge, consente unicamente di identificare il dipendente e verificare il suo diritto a ricevere la somministrazione del pasto, ma non rappresenta un titolo di credito.

Cosa cambia rispetto ai buoni pasto?

Mensa diffusa e buoni pasto sono differenti sia in termini di trattamento fiscale che di utilizzo.

Essendo equiparata alla mensa aziendale, la mensa diffusa non prevede limiti di deducibilità né di defiscalizzazione sull’importo giornaliero. Questa caratteristica rappresenta la principale differenza con i buoni pasto, che hanno invece un limite di deducibilità di 4€ per i ticket cartacei e 8€ per quelli elettronici. 

Per quanto riguarda l’IVA, la mensa diffusa consente di detrarre completamente l’aliquota del 4%. La stessa cosa vale per i buoni pasto elettronici, mentre non è prevista nessuna detrazione IVA per le aziende che utilizzano il servizio di buoni pasto cartacei.

Anche sotto l’aspetto amministrativo e di fatturazione, la mensa diffusa risulta differente rispetto ai buoni pasto. Con il buono pasto l’azienda acquisisce a inizio mese il totale di ticket basandosi sulle presenze del mese precedente, mentre con la mensa diffusa l’azienda riceverà a fine mese una fattura con il totale consumato dai dipendenti.

BUONI PASTO

Come spiegato dal Tuir e a seguito della nuova Legge di Bilancio 2020, il limite di deducibilità dei buoni pasto è sceso a 4€ per i ticket cartacei (in precedenza era 5,29€) ed è salito ad 8€ per quelli elettronici. La normativa vuole, in questo modo, favorire l’utilizzo di soluzioni elettroniche, ma mantiene comunque un limite. Questo significa che l’eventuale cifra che supera il valore di 4€ o di 8€ per i ticket elettronici, entra a fare parte dell’imponibile contributivo e fiscale. Il dipendente e l’azienda saranno quindi tenuti a corrispondere le imposte su di un importo determinato dalla differenza tra il valore facciale del buono pasto ed il valore soglia sopra indicato.

Per quanto riguarda l’IVA, in seguito alle modifiche dell’art. 83 comma 28 bis del D.L. n. 112/08 (convertito, con modificazioni, dalla Legge 6 agosto 2008, n. 133, in vigore dal 22 agosto 2008), dal 1° settembre 2008 l’IVA è interamente detraibile. A seconda dell’acquirente, esistono diverse aliquote sulle spese sostenute in relazione ai servizi di ristorazione: aliquota al 4% per le aziende e al 10% per i liberi professionisti. L’IVA è completamente detraibile per i buoni pasto elettronici, mentre non è prevista nessuna detrazione IVA per le aziende che utilizzano il servizio di buoni pasto cartacei. 

INDENNITÀ SOSTITUTIVA DI MENSA

L’indennità sostitutiva di mensa, essendo erogata in busta paga a integrazione della retribuzione dovuta al collaboratore, è interamente soggetta a tassazione e va a costituire l’imponibile contributivo e fiscale. Come previsto dal Tuir, fanno eccezione solamente le indennità dovute agli addetti alle strutture lavorative a carattere temporaneo (come gli addetti ai cantieri edili) o ai collaboratori impiegati presso unità produttive ubicate in zone dove manchino servizi di ristorazione. Solo questi casi particolari sono esenti dalla tassazione fino ad un limite massimo di 5,29€ giornalieri.

Per maggiori approfondimenti sulla normativa è possibile consultare la pagina corrispondente su Wikipedia o questo articolo su PMI.it riguardante le novità apportate nel 2020.